PICC tunnellizzato non cuffiato

La tunnellizzazione dei PICC è metodica assai recente (degli utlimi anni). Il razionale può essere duplice:

1) la assenza di una vena appropriata in termini di calibro e di accessibilità nella zona verde di Dawson può consigliare all'impiantatore di pungere per via ecoguidata una vena (basilica, ascellare, etc.) situata nella zona gialla. Tale area non è però appropriata come sito di emergenza, a causa della vicinanza con il cavo ascellare. In tal caso, la tunnellizzazione consente di avere simultaneamente il sito di puntura ideale ma anche il sito di emergenza ideale. In altre parole, il sistema ZIM di Dawson (zone insertion method) aiuta a definire quando si deve tunnellizzare (ovvero: quando il sito di venipuntura ideale è nella zona gialla) ma anche quanto si deve tunnellizzare (il tunnel dovrà avere lunghezza sufficiente ad ottenere il sito di emergenza nella zona verde).

2) la tunnellizzazione, allontanando il sito di emergenza dall'ingresso del catetere nella vena, ha anche un effetto diretto di protezione dal rischio di contaminazioni batteriche per via extraluminale. In casi selezionati, la tunnellizzazione può essere adottata programmaticamente per ridurre il rischio infettivo.

E' preferibile impiegare PICC  power injectable, in poliuretano di ultima generazione, a punta aperta, non valvolati. Le evidenze della letteratura dimostrano che i PICC in silicone non hanno alcun vantaggio rispetto a quelli in poliuretano, ma soltanto svantaggi (maggiore incidenza di dislocazioni e rotture). Non vi sono evidenze di alcun vantaggio nell'uso di PICC valvolati (che anzi si associano ad aumentato rischio di malfunzionamenti e costi più elevati). In sostanza, si utilizzano come PICC tunnellizzati i medesimi PICC utilizzati senza tunnellizzazione.

Ricordiamo che anche i PICC tunnellizzati dovranno essere inseriti con una tecnica standardizzata, quale quella riassunta nel protocollo SIP (vedi nel nostro sito web).